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l'APPENNINO EMILIANO
REPORTAGE DELLA
FRANA ALLE GOLE DI SCASCOLI
LA FRANA
Il 12 Marzo 2005 dalla parete delle gole
di Scascoli si staccano circa 25000 metri cubi di roccia
che rovinosamente si abbattono sulla strada di
Fondovalle Savena distruggendola per oltre 100
metri, ostruendo il Torrente Savena e replicando quanto
accaduto in Ottobre di tre anni fa, solo pochi metri più
a valle.
Quella che appare una fatalità della natura è in
realtà figlia di una storia che dura da più di
venticinque anni nella quale il contributo negativo
dell'uomo (o meglio di chi ha ha avuto responsabilità
amministrative nella vicenda appare a noi evidente e che
proviamo a ripercorrere brevemente).
Agli inizi degli anni ottanta le gole di Scascoli,
luogo di incomparabile bellezza naturalistica, vengono
interessate, forse profanate , dalla
costruzione di una strada funzionale , almeno
all'inizio, alle redditizie attività estrattive di
sabbia feldspatica che avevano luogo a monte nei Comuni
di Loiano e Monzuno. I responsabili di tale
decisione furono gli amministratori di Loiano, sul cui
territorio insistono le gole, che fecero eseguire le
opere agli stessi cavatori, pare usando tra
l'altro numerose cariche di dinamite.
La decisione di costruire la strada aveva scatenato
le proteste degli ambientalisti , e molti ancora
ricordano il clima intimidatorio di una infuocata seduta
pubblica in cui semplici cittadini cui pareva insensata
la devastazione delle gole venivano verbalmente
aggrediti dai sostenitori delle superiori esigenze di
sviluppo e di sopravvivenza sociale della montagna e dei
suoi abitanti. Quella battaglia fu persa dagli
ambientalisti, anche se in verità non è chiaro come le
istituzioni abbiano potuto proseguire nella costruzione
in mancanza del parere idraulico favorevole dell'ex
Genio civile , tuttora inesistente. Potenza della
"politica del fare".
Gli anni passano e tutto sommato non sembra vi siano
grossi problemi. Certo, la manutenzione costa, il danno
ambientale è fatto ma sicuramente si aprono prospettive
di sviluppo per la montagna oggettivamente impensabili
prima. I tempi di percorrenza diminuiscono e Loiano,
Monzuno e Monghidoro divengono mete appetibili non solo
per seconde case ma anche per pendolari in cerca di
tranquillità e prezzi bassi.
Ma la natura presenta il conto con i suoi tempi : per
fare spazio alla strada il torrente è stato deviato,
sia pure di poco: il risultato è che il Savena cambia
il suo profilo : in alcune zone comincia a scavare sotto
le pareti, forse in altre si infiltra,
l'equilibrio già precario in precedenza si rompe ( e
poi nessuno sa che effetti abbiano avuto le esplosioni
di cui si parlava prima) : la prima parete crolla.
E' l'Ottobre 2002 .
Da quel momento scatta l'emergenza: parte la
richiesta di stato di calamità alla Protezione civile
Nazionale, la mobilitazione di assessori e consiglieri
regionali, financo deputati, tutti a chiedere
(giustamente , visto che ormai la strada è una arteria
indispensabile per tutta la vallata) la riapertura della
fondovalle, che avviene dopo alcuni mesi e 1.500.000
Euro di spese per la messa in sicurezza.
Certo, per fare sbriciolare una parete così
grande ci vuole una causa e per capire e trovare
dei rimedi vengono effettuati numerosi studi e
installati sofisticati monitoraggi da parte della
Provincia, che dovrebbero controllare le pareti
rimaste integre. Questi studi rivelano tra
l'altro il movimento di una grandissima frana su cui
poggiano le frazioni di Valle e La Villa ( sotto
Scascoli) che spinge dall'altra parte del torrente
verso la parete rocciosa una enorme massa di terra
e individuano nelle gole altre due pareti rocciose
estremamente pericolose. Ma nessun documento e nessuno
studio ipotizza ciò che a noi pare evidente: a
provocare il crollo, almeno indirettamente, è stata la
costruzione della strada stessa. D'altra parte ammettere
gli errori è difficile. La gravità
delle condizioni del territorio non impedisce che
la strada venga riaperta in condizioni
"ragionevoli" di sicurezza sulla pressione
degli amministratori preoccupati per le
sempre presenti esigenze di sviluppo e di
sopravvivenza sociale della montagna e dei suoi
abitanti. Passano meno di tre anni e la bontà
degli studi effettuati dalla provincia è
dimostrata nel Marzo scorso quando
dopo uno sbalzo termico inusuale ( si passa da -15°C
a +15°C in pochi giorni) e durante lo
scioglimento della neve, crolla proprio la parete
rocciosa ritenuta più pericolosa di tutte, nel punto
previsto dagli esperti. Ci si chiede che cosa sarebbe
avvenuto se fosse accaduto un danno a qualcuno.
Ora la procedura appare analoga: richiesta di stato
di calamità a livello nazionale e ripristino della
viabilità in ragionevoli condizioni di sicurezza.
I costi per la operazione variano a seconda delle scelte
progettuali tra 3 e 6 milioni di Euro, con tempi
sicuramente di mesi e costi ambientali non
quantificabili ( ma questo come la storia insegna passa
in secondo piano) e comunque senza garanzia di risolvere
i problemi definitivamente .
Articolo tratto dal giornale L'idea
di Pianoro
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