Recupero storico e paesaggistico dei luoghi della Line Gotica che videro le battaglie tra gli "Alleati" e i Tedeschi durante la seconda guerra mondiale.

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SANT'ANSANO DI BRENTO

S. Ansano di Brento,Chiesa madre dell’Appennino

Progetto di conservazione della memoria e dei ruderi.

 

 

S.Ansano si trova nel territorio del Comune di Monzuno, vicino alla località Brento, sotto al costone roccioso su cui si ergeva nel Medio Evo il più esteso castello di questa parte dell’Appennino: il castello di Brento, appunto. Ma non e` di castelli che questa volta desidero parlare, bensì di chiese ed oratori.

Era S.Ansano posta, nei primi secoli dopo la venuta di Cristo, sulla sinistra del torrente Savena, lungo una delle più importanti direttrici del traffico verso il centro Italia, su quella che oggi viene detta, da alcuni appassionati studiosi e ricercatori sul campo, Via Flaminia Militare.

Era a S. Ansano una chiesa, o forse in origine una semplice cappella, prima fra tutte in questa parte del territorio.

Era, in altre parole, quella che oggi viene definita come “ chiesa madre dell’Appennino”.

Era, allora: oggi non è più. Non e` più da quando la guerra, la seconda guerra mondiale, ha quasi completamente distrutto il complesso di costruzioni che qui si trovava da tempo immemore.

Antichi documenti attestano che Brento sarebbe stato distrutto dai barbari nel V secolo d.C. e che sarebbe stato ricostruito nel VI secolo. La chiesa di S.Ansano ed il suo territorio sarebbero stati donati fin dall’anno 500 da Agapito I a Teodoro, sedicesimo vescovo di Bologna e tale donazione al clero bolognese sarebbe stata riconfermata da Pelagio I nel 590, da Carlo Magno nel 771 a Pietro, trentaquattresimo vescovo di Bologna, da Formoso circa nel 891 ad Alamberto o Mamberto,  quarantaquattresimo vescovo di Bologna, poi da Ottone I ad Alberto ed infine, forse nel 1073, da Gregorio VII a Lamberto.

Il 16 luglio 1293 S. Ansano viene donata dal vescovo Ottaviano Ubaldini con tutte le sue pertinenze ai Padri Serviti, che avevano in Bologna chiesa e convento in Strada Maggiore: in tale atto, rogato da Ser Arnolfo del quondam Gioachino Lanfranchini, si consta che la donazione venne fatta con il beneplacito del Consiglio di Bologna, dei Signori di Loiano ( gli Ubaldini, parenti del vescovo), dell’Arciprete e del Capitolo di Pieve del Pino, sotto la cui giurisdizione si trovava Brento , e sotto cui rimase fino a quando passò a quella di Pianoro, dopo il 12 giugno 1600, data in cui tale chiesa fu eretta a Pieve.

Appare consultando il Campione della Mensa Arcivescovile del 1378 che a Brento esistessero due chiese: S. Ansano e San Zenone, quest’ultima posta all’interno del castello: dopo che questo fu distrutto in epoca imprecisata, anche la chiesa subì, se non la stessa fine, perlomeno una rapida decadenza tanto da essere a sua volta demolita ed i resti, forse, vennero in parte utilizzati nella edificazione di una nuova chiesa a S Ansano avvenuta nel 1487, come testimonia una lapide esistente nell’ornato dipinto attorno all’arco della porta della chiesa: “S. Ansanus voventes exaudit 1487”.

Risale probabilmente a questo periodo una leggenda, tramandataci dal Masini nella sua “Bologna  perlustrata”: “Raccontasi come un contadino nel coltivare  il terreno sopra la pianura di quel vicino ed altissimo balzo, isfuggendolo furiosamente l’aratro, li bovi cadero giù di quel spaventevole precipizio senza offesa alcuna, per intercessione del Santo, a cui si era raccomandato il contadino, promettendo dare alla chiesa uno dei medesimi, ma volendo poi per sè il più bello, quello volle mai dalla chiesa partirsi, e fu costretto a pigliare l’altro che era più magro”.

Andarono a S.Ansano otto monaci serviti e qui rimasero a far vita penitente, ingrandendo la comunità tanto che nel 1408 essa era divenuta la residenza del Priore dell’Ordine dei Servi di Maria: vari documenti attestano che qui fosse la tomba del Cardinale Latino Ostiense o Velitrense al quale grande tributo di riconoscenza pare dovesse il popolo bolognese.  Vennero poi tempi più grami, essendo probabilmente venute a mancare le rendite, e rimase un solo religioso a compiere le mansioni di parroco. 

Poi nell’anno 1652 Innocenzo X abolì tutti i piccoli conventi: i Padri Serviti se ne andarono e così S. Ansano venne in seguito amministrata da un prete secolare. Accadde poi che la venuta di Napoleone in Italia portò nel 1797 alla abolizione degli ordini religiosi e fra questi anche quello dei Padri Serviti che aveva sempre conservato il giuspatronato su S. Ansano, cioè il diritto di nominare il parroco: tale ordine fu ripristinato nel 1819, così come il suddetto diritto di giuspatronato.

Il complesso religioso era costituito in primo luogo dall’Oratorio, lungo circa 12 metri e largo 6, si dice conservato nonostante l’edificazione di una più grande e bella chiesa per non dispiacere alla devozione dei popolani che ricorrevano all’intercessione di S. Ansano per guarire da ernie, lussazioni e fratture, come  testimoniavano i tanti ex-voto visti dall’abate Serafino Calindri nel 1779. All’oratorio del 1487 si aggiunse appunto una chiesa, lunga circa 24 metri e larga 8, costruita in arenaria ad opus quadratum, con una unica navata coperta da un tetto a capriate in travi di legno e dotata di tre altari di cui il maggiore, dedicato ovviamente a S.Ansano, con coro retrostante, mentre in quello di destra si trovava l’immagine della Madonna dei sette dolori, per cui era stata fondata fin dal 1618 la Compagnia con lo stesso titolo; l’altare di sinistra era invece dedicato a Maria Santissima e qui, sempre nel 1618, era stata eretta la Compagnia del Rosario. La chiesa era dotata di un bel campanile squadrato, alto una ventina di metri. Annesso alla chiesa si trovava un articolato gruppo di costruzioni che costituivano il convento prima e la canonica e sacrestia poi, circondato da un alto muro di pietra a racchiudere a monte ed a valle due spiazzi erbosi, forse orti, ed un pozzo. Di fronte all’ingresso della chiesa, verso monte, si trovava il cimitero, con l’ingresso incorniciato da due alti cipressi ed ingentilito da un ciliegio che, in primavera, faceva dono della sua fioritura alla pace del luogo. Poco discosto, chi dice a monte, chi dice a valle, si trovava nel terreno una apertura, che troviamo in alcuni documenti indicata come grotta, nella quale a mala pena poteva stendersi una persona: la tradizione vuole che qui S. Ansano si ritirasse in meditazione ed in penitenza, ma ciò non può essere vero in quanto Ansano nacque a Siena e fu qui martirizzato in giovane età senza aver nulla a che fare con i luoghi di cui stiamo parlando: è patrono di quella città e viene festeggiato il 1 dicembre, anniversario della morte.

La roccia dell’incombente monte Castellaccio ha sempre rappresentato un pericolo per il costante franamento che ne derivava: si dice che nell’archivio parrocchiale, ora disperso come quasi tutto il resto, si narrasse di come un giorno durante la funzione, un terribile boato accompagnato da sussulti, scricchiolii e rottura di alcuni vetri gelasse il sangue dei fedeli: usciti dalla porta della chiesa si trovarono di fronte un masso alto come la facciata, oramai immobile a pochi metri dal sacro edificio: il sacerdote, interpretando il pensiero di tutti di fronte allo scampato pericolo, potè solo dire: “ Preghiamo”.

A dispetto di ciò, questi luoghi erano giunti fino agli anni ‘40 in ottimo stato di conservazione, dovuto alle cure assidue dei vari parroci che nel tempo si erano avvicendati. L’ultimo parroco, don Egidio Tonna, che reggeva la parrocchia fin dall’anno 1900, confidava a Luigi Fantini, che nelle sue peregrinazioni in Appennino a forza di fermarsi per scattare fotografie ne era divenuto cordiale amico, come durante le varie visite pastorali succedutesi negli anni, i vari arcivescovi di Bologna si erano congratulati con lui per l’abnegazione nel ministero apostolico, ma soprattutto per il coraggio nel rimanere in un luogo così esposto al pericolo!

Comunque ciò che non hanno fatto in tanti secoli le forze della natura ha fatto l’uomo in pochi mesi, quando, fra l’autunno del ‘44 e l’aprile ‘45 S.Ansano è rimasto in terra di nessuno, ridotto ad un povero mucchio di pietre conteso dall’esercito tedesco e da quello alleato: anche il cimitero, luogo deputato al cosiddetto “eterno riposo” e consacrato alla “pace del Signore” è stato sconvolto e arato dalle bombe.

Passata la bufera della guerra rimasero di S.Ansano poche mura e molte rovine: il parroco di Livergnano, considerato che a S.Ansano non vi era un centro abitato e che quindi sarebbe stato inutile restaurare la chiesa ed il complesso prima esistente, ebbe il permesso dal Vescovo di asportare i massi che gli servivano per poter riedificare la chiesa di Scascoli e forse altre costruzioni bisognose di cure: ed è per questo che oggi sulla facciata di sinistra della chiesa di Scascoli campeggia la lapide prima citata (una seconda lapide sempre proveniente da S.Ansano si trova sulla parete di destra, ma la scritta è indecifrabile).

L’importanza del luogo per quello che esso ha rappresentato nella vita di questa vallata nei secoli passati credo sia ora evidente agli occhi di tutti. Ma a questo punto non può bastare riportarne a galla la memoria, bisogna preservarne il ricordo, per noi stessi e per quelli che verranno, in maniera tangibile, ridando dignità ad un luogo che rischia di scomparire divorato dalle piante di un bosco, conservando quanto, purtroppo poco, è ancora esistente.

Il gruppo di studi Savena-Setta-Sambro si fa carico di questa iniziativa, ritenendo che ciò sia nello spirito del proprio statuto. Verranno intrapresi quei passi e quelle opere tali da garantire la conservazione prima e la valorizzazione poi di quanto oggi rimane di S. Ansano. Ne riparleremo quanto prima.

 

                                                                                                                                                            Giancarlo Rivelli

Bibliografia

 

Antichi edifici della montagna bolognese - Luigi Fantini

Appennino bolognese - Giovanni Bacchi

Bologna perlustrata - A. Masini

Case e torri antiche dell’Appennino bolognese - Luigi Fantini

Chiese e santuari della montagna bolognese - Giuseppe Rivani

Dizionario corografico ecc.- Serafino Calindri

L’Appennino 1881 - CAI Bologna

I comuni della Provincia di Bologna nella storia e nell’arte - L. Bortolotti

Le chiese parrocchiali della diocesi di Bologna -

Monzuno: territorio e beni culturali ... - Bertacci Foschi Varignana Venturi


 

 

 

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