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INFORMAZIONI
SUL TERRITORIO PIANORESE
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Nell'Appennino
a sud-est di Bologna, percorrendo la strada
della Futa e passando per la frazione di
Rastignano, troviamo Pianoro; un chilometro
prima di Pianoro Vecchia - la borgata distrutta
dalla guerra
Pianoro
comune completamente ricostruito a partire dagli
anni 50 dopo la totale distruzione causata dagli
eventi bellici Pianoro si estende a sud di
Bologna su di un territorio di 107 km.quadrati,
articolato lungo due vallate poste sul torrente
Zena e sul Savena., collegate fra loro da un
reticolo di strade di circa 300 km. Che mano a
mano si elevano verso l’appennino. La natura
del territorio di Pianoro è particolarmente
varia, da Bologna, lungo la prima parte della
valle del Savena si scorgono prospettive
paesaggistiche straordinarie, su zone calanchive
e costoni di arenaria di suggestiva bellezza,
senza dimenticare il contrafforte pliocenico.
Lungo lo Zena si trova il parco naturalistico
dei gessi e dei calanchi dell’Abadessa, mentre
sul punto più alto a 638 m. di altezza Svetta
il monte delle formiche con il suo notissimo
santuario. Le vicende storiche che si sono
dipanate sul territorio pianarese partono da
Ocno di Pianoro, re etrusco che secondo la
leggenda visse e morì a Pianoro. Tracce del
passaggio dei romani si riscontrano nei toponimi
ancora esistenti, Sesto, None e nel ponte
romanico sul Savena a Rastignano. Nell’anno
1000 Bonifacio di Canossa era proprietario di
gran parte del territorio e risiedeva nel
castello di Pianoro, completamente distrutto nel
1377 dai bolognesi che accusavano i pianoresi di
cospirare contro la città felsinea. Gli eventi
bellici della seconda guerra mondiale, hanno
provocato la completa distruzione di Pianoro
case, ponti, ferrovia, le antiche Chiese, le
numerose ville patrizie che punteggiavano le
valle del Savena e il bel castello di Zena.
Tutto raso al suolo. Negli anni 50 è
incominciata la ricostruzione che consente oggi
a Pianoro di contare oltre 16300 abitanti con un
interessante tessuto produttivo nel settore
della meccanica di precisione. Pianoro le cui
colline sono sempre state ricche di vigneti di
qualità conta ora circa 40 aziende vitivinicole
ed una trentina di aziende con bovini. Sotto il
profilo ricettivo e turistico a Pianoro si
contano ben 32 ristoranti 9 alberghi e 4 aziende
agrituristiche di buona importanza.
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FIERE
SAGHE E MERCATI NEL TERRITORIO
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MERCATI
Nel territorio Comunale si
svolgono due mercati settimanali: a
Pianoro e a Rastignano.
A Pianoro il mercato, esistente da molte
decine di anni e stato ulteriormente ampliato
con ordinanza n. 286/12 del 3 gennaio 2001, ha
il suo fulcro in Piazza dei Martiri
estendendosi poi per tutta la Via Matteotti e
Piazza Esperanto. Si svolge nella giornata
di Mercoledì con i seguenti orari:
A Rastignano il mercato, istituito con
ordinanza n. 8903/89 del 29 maggio 2003, ha il
suo fulcro in Piazza Piccinini. Si svolge
nella giornata di Sabato con i seguenti
orari:
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CENNI
STORICI SUL COMUNE DI PIANORO
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Fin dal
Medioevo Pianoro era costituito
dall’aggregazione di più comunità,
ognuna delle quali con propria autonomia
ed indipendenza; il riordino
amministrativo compiuto in seguito da
Napoleone avrebbe portato all’unione di
questi comuni senza però tener conto
dell’estrema diversità fra l’uno e
l’altro.
L’unica istituzione che rimarrà in
vigore a testimonianza del passato sarà
la parrocchia.
Agli inizi dell’Anno Mille parte del
territorio che attualmente costituisce il
Comune di Pianoro era di proprietà di
Bonifacio di Canossa, padre della Contessa
Matilde; risale a quegli anni la
costruzione del castello di Pianoro che,
sorgendo sulle rive del fiume Savena e
controllando la strada transappenninica
che da Bologna portava a Firenze, aveva
un’importante funzione
strategico-difensiva.
Questa strada, di origini molto antiche,
costituiva infatti l’unica carrozzabile
tra Bologna e Firenze e tracciava un
percorso abbastanza simile a quello
dell’attuale Provinciale, la N. 65
“Futa”; essa contribuì notevolmente
allo sviluppo economico del fondovalle che
però, a differenza di quanto accadde
nelle zone collinari, dovette subire
numerosi attacchi e soprusi nel corso dei
secoli.
Inoltre esistevano alcuni ospizi che
sorgevano lungo questa importante via di
collegamento, con la funzione di offrire
accoglienza e ricovero ai viandanti.
Il castello di Pianoro nel XII secolo
apparteneva ai conti Alberti, che si erano
succeduti con altre nobili casate (i
Panico, i Prato, gli Ubaldini e i Loiani)
nel controllo della zona; in seguito venne
confiscato dal comune di Bologna e, nel
1377, fu completamente distrutto dai
bolognesi che accusarono gli abitanti di
Pianoro di cospirare contro la città
felsinea.
I Pianoresi ricostruirono così le loro
case in un altro luogo, e scelsero quella
zona che oggi viene chiamata Pianoro
Vecchia.
Il rapporto con la città di Bologna con
gli anni migliorò; erano gli anni in cui
tra la città principale ed il territorio
circostante esistevano due fasce
intermedie dette “guardia” (appena
fuori dalle mura) e “suburbio” (più
esterna, appunto come Pianoro) che
godevano di privilegi sconosciuti al
contado delle zone circostanti.
Da questi anni in poi, nonostante che
ciascuno dei due comuni tendesse a
conservare tradizioni e caratteristiche
proprie, si formò un profondo legame tra
la storia di Pianoro e quella di Bologna
Nel XVIII secolo Pianoro fu salvata dalla
distruzione, da parte dell’esercito
spagnolo che saccheggiò e devastò molti
dei territori italiani, dal tempestivo
intervento del Cardinale Lambertini,
futuro Papa Benedetto XIV, il quale fermò
il comandante spagnolo che voleva radere
al suolo l’intero paese per punire
alcuni cittadini ribellatisi ai soprusi,
prepotenze e torture perpetrati dei suoi
soldati.
Nel 1859 sul colle di None, vicino a
Pianoro Vecchia, nella storica villa di
Cesare Dallolio, luminosa figura del
Risorgimento, trovarono rifugio i patrioti
del Comitato bolognese della Società
Nazionale, cospiranti contro l’invasore
austriaco; successivamente uno dei figli
di Cesare, Alberto, storico, letterato e
grande amico di Giosuè Carducci, sarebbe
poi diventato Sindaco di Pianoro
(1873–1876), poi Sindaco di Bologna alla
fine del secolo e, in seguito, Ministro
dell'Istruzione e Senatore del Regno.
Prima che la II Guerra Mondiale ne facesse
scempio, Pianoro, che contava poco meno di
diecimila abitanti, anche se non
propriamente ricco poteva definirsi un
paese che disponeva di ciò che era
sufficiente per vivere una serena vita di
comunità: un cinematografo, le osterie,
un rinomato ospedale, un piccolo teatro,
la Casa del Popolo poi divenuta Casa del
Fascio, ed il “prato della Fiera”,
dove si tenevano due importanti sagre.
Anche la struttura dell’antico paese
contribuiva, per parte sua, a rendere viva
e partecipata la vita della comunità. La
serpentina che la strada nazionale
disegnava nell’attraversare il paese
dava importanza alle numerose botteghe che
su di essa si affacciavano, ed anche la
locanda della Posta, subito all’ingresso
dell’abitato, sembrava messa lì per
accogliere al meglio gli avventori di
passaggio.
Poi venne il terribile inverno del ’44,
con i sei lunghi mesi del fronte a
Livergnano e l’evacuazione della
popolazione civile dalle zone di guerra:
le bombe distrussero Pianoro, case e
patrimonio edilizio storico, all’85%.
Case, ponte sulla ferrovia
“Direttissima” e stazione ferroviaria,
il centro del paese, le antiche chiese di
Gorgognano, Monte delle Formiche, Musiano
(risalente al 1100), Riosto, Sant’Andrea
di Sesto, le numerose ville patrizie lungo
la valle del Savena ed il bel castello di
Zena, i numerosi oratori sparsi sul
territorio: tutto raso al suolo!
A causa delle macerie le stesse truppe
alleate, nell’attraversare Pianoro,
dovettero rettificare il precedente
percorso della Nazionale, tagliando fuori
il vecchio centro; la necessità di fare
presto indusse gli amministratori di
allora a scegliere di ricostruire il paese
da un’altra parte, più verso Bologna,
lontano dalle piene del fiume.
Ben si comprende, quindi, quanto pesante
sia stato l’influsso di simili vicende
sulla ricostruzione, anche di quella tesa
a ridar vita al senso di appartenenza alla
comunità, alle sue radici, alla sua
storia ed alle sue tradizioni.
Ci furono accesi contrasti da parte di
coloro che volevano che la ricostruzione
avvenisse dove prima sorgeva la vecchia
Pianoro, invece che nella nuova zona dove
stavano già sorgendo le prime baracche, e
dopo un ricorso al Ministero e la visita a
Pianoro dello stesso Ministro dei Lavori
Pubblici il progetto di ricostruzione,
redatto dall’Architetto Legnani, venne
definitivamente approvato alla fine del
1950, con un compromesso che sancì la
costruzione di Pianoro Nuova e la
rinascita del vecchio borgo.
Dopo le baracche vennero le prime case,
realizzate prevalentemente grazie al Piano
Marshall, la cui tipologia di origine
anglosassone - prevalentemente
unifamiliari, su due soli piani, ciascuna
con giardino – è stata nel dopoguerra
ripresa anche in altre zone dei comuni
contermini e, più recentemente, a partire
dagli anni '70, in alcuni importanti
interventi urbanistici realizzati sul
territorio del Comune di Pianoro.
E risale a quegli stessi anni la decisione
di ornare entrambi i lati del viale
principale del Capoluogo, a fianco del
Municipio verso la Chiesa di Santa Maria
Assunta, con pini marittimi, che fanno di
Pianoro un caso unico nella provincia di
Bologna.
Il nuovo centro di
Pianoro sorge tre chilometri oltre quello
antico. In quest'ultimo è interessante
visitare la Chiesa di S.Giacomo Maggiore.
Si tratta di un
edificio ristrutturato nel '700, unito a
un "ospitale" dei pellegrini di
cui si ha notizia fin dal XII secolo. A 15
chilometri da Pianoro troviamo il Monte
delle Formiche, un monte isolato, da cui
si gode una bellissima vista e che deve il
suo nome a un curioso fenomeno naturale:
intorno all'8 settembre, giorno della
festa della Madonna, sciami di formiche
volanti raggiungono la vetta fin dentro la
chiesa e qui muoiono.
E' tradizione che
gli insetti vengano accolti, benedetti e
dispensati ai fedeli: la credenza popolare
vuole che curino alcuni malanni. Alle
falde del Monte delle Formiche si trova un
altro edificio interessante, il Castello
di Zena, costruito nei pressi dell'omonimo
torrente.
Anche il castello è di
origini medioevali, ma l'architettura ha
elementi compositi del XIV e XVII secolo.
Nel maniero venne tenuto prigioniero nel
1270 il conte Guido Selvatico di Dovadola,
caduto nelle mani dei Conti di Loiano e S.
Lazzaro e poi liberato dai Bolognesi. Il
Santuario di Monte delle Formiche,
chiamato anche di S.Maria di Zena, è di
origine medioevale, e venne rifatto nel
1297 dopo i gravi danni subiti nella
guerra fra Bologna e Ferrara, ma è stato
oggetto di diversi rimaneggiamenti anche
nel '700, nel '800, e, ancora, nel 1955
per lo scempio patito nella seconda guerra
mondiale.
Articolo tratto dal sito on line del
comune
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